Cuore di riccio di Massimo Vacchetta

Recensione di Elisa Benni.

Molti libri, film e serie tv hanno enfatizzato quel momento specifico in cui un bambino appena venuto al mondo lega a sé per sempre anche il papà più scettico. Un piccolo gesto, un fugace sguardo che scioglie incontrovertibilmente anche il più burbero fra gli uomini.

Pochi invece hanno parlato di un momento simile fra uomo e animale. È quello che fa Massimo Vacchetta, veterinario piemontese che ha dedicato fino a quel momento la sua carriera ai bovini, in Cuore di riccio individuando nell’incontro con Lisa il momento in cui il suo amore per i ricci è diventato incontenibile e incondizionato. L’istante in cui la sua è diventata una vera e propria missione volta a salvarne il più possibile, anche quelli che nessun altro veterinario avrebbe mai trattato perché troppo malandati per essere curati, anche quelli che ogni altra persona di buon senso avrebbe ritenuto caritatevole sopprimere.

Seguire un istinto, farsi carico di una missione, non è mai una cosa semplice. E lo è ancora meno senza l’approvazione della persona più importante della propria vita che si sente trascurata e contemporaneamente preoccupata per un figlio che ha abbandonato un lavoro sicuro e redditizio per un ideale a suo giudizio meno sensato poiché volto all’aiuto e alla difesa di animali anziché di esseri umani.

Massimo Vacchetta porta il lettore nel suo mondo fatto di emergenze, di casi disperati, di mutilazione e di ansie continue per l’aggravarsi di questa o quella patologia ma anche di crisi post-divorzio, di rapporti tesi con quella madre che lui ama profondamente ma dalla quale non si sente capito, madre che peraltro è affetta da una grave patologia che porta ulteriore ansia sotto forma di senso di colpa e di ancestrale paura della perdita nella mente, già troppo tempestosa ,del protagonista che vuole e deve superare quella tendenza alla negazione che le grandi prove della vita così facilmente stimolano.

In tutto ciò la giornata buona della piccola riccetta strappata da morte certa che mangia l’intera porzione di cibo messole davanti al musino, lo zampettare di “Dino, il riccio anziano che, alle prese con la sua solita passeggiata notturna, cercava di scavalcare” i piedi “per andare a dormire sotto il comò” e l’affetto che ogni paziente che lotta insieme a lui per la vita con forza e coraggio di fronte anche alle peggiori menomazioni hanno un effetto salvifico sulla sua mente e per la sua anima.

Da questo nasce un romanzo autobiografico dai toni quasi adolescenziali. D’altro canto, l’autore mette a nudo un periodo della propria vita, ricco di cambiamenti profondi, che ha tante analogie con quel buco nero dell’esistenza che segna il traumatico passaggio fra l’infanzia e l’età adulta e che ogni essere umano chiama adolescenza.

Dopo il grande e inaspettato successo di 25 grammi di felicità, Massimo Vacchetta dà alle stampe il secondo romanzo nato con l’intento non solo di divulgare la propria esperienza personale ma, anche e soprattutto, per sostenere l’attività del Centro Recupero Ricci “La Ninna” in onore della primissima riccetta, appena nata, salvata e liberata in natura. Per chi volesse approfondire le attività del Dott. Vacchetta può seguire la pagina facebook del Centro https://www.facebook.com/centrorecuperoricciLaNinna/, il profilo instagram centroriccilaninna o il sito www.lacasadeiricci.org 

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