Oro bianco di Gianmario Bonzi e Dario Ricci

Recensione di Elisa Benni.

Nell’immaginario collettivo l’inverno vuol dire freddo, neve e ghiaccio. Per uno sportivo questo significa sci, pattini, slittino e bob. Siano essi attività da svolgersi all’aria aperta, passioni o oggetti di tifo di cui inebriarsi comodamente assisi sul proprio divano, il sogno più grande è rappresentato dalla speranza di festeggiare il successo più significativo: la medaglia d’oro olimpica.

I Giochi Olimpici delle origini, quelli dell’antica Grecia, comprendevano solamente poche discipline. Dalla creazione dei Giochi Olimpici moderni nel 1896 si sono aggiunti sempre nuovi sport fino a comprendere in alcune edizioni, anche solo come discipline dimostrative, gli sport più disparati: dal tiro alla fune alla pallacorda, dal baseball al cricket.

Già nelle primissime edizioni si volle includere nel programma dei Giochi anche l’hockey su ghiaccio e il pattinaggio di figura. Ben presto da più parti venne proposto di separare tali discipline chiedendo allo Stato organizzatore di organizzare anche una Settimana degli Sport Invernali da dedicare a tali sport.

Da questa settimana dedicata a sole 6 discipline si arrivò ad organizzare, nel 1924, una vera e propria Olimpiade invernale.

La kermesse raccolse sempre più atleti e discipline, ma anche pubblico e consenso. Tanto che a un certo punto il Cio decise che fosse opportuno non collocarle più nell’anno di quelle estive ma di conferirgli nuova vita a pathos sfasandole di due anni in modo da avere Giochi ogni due anni a stagioni alterne. Fu così che i delusi di Albertville 1992 dovettero attendere solo 2 anni per chiedere la rivincita ai propri avversari vincenti poiché già nel 1994 si svolse la 17° edizione dei Giochi Olimpici Invernali a Lillehammer, prima edizione dei giochi “sfasati”.

Il libro parte dal 1924 e ci fa ripercorrere tutte le 23 edizioni svoltesi fino ad oggi. Un capitolo per ogni edizione olimpica dove inizialmente viene fatta una panoramica generale sull’edizione stessa, sui protagonisti assoluti e sugli aneddoti passati alla storia oltre che sulle discipline presenti e sull’affluenza degli atleti (con particolare attenzione alla crescente partecipazione femminile, partecipazione senza la quale l’Italia avrebbe raccolto molti meno successi di quelli che ha avuto). Si aprono poi sottoparagrafi dedicati alle storie degli ori targati Italia: una piccola biografia di quegli atleti che hanno potuto sentire l’inno nazionale suonare solo per loro dal gradino più alto del podio, con particolare dovizia di particolari sulle gare che gli hanno fatto guadagnare l’alloro ma senza dimenticare i sacrifici e i tortuosi cammini che li hanno portati fino a lì.

Con la passione e la competenza di Gianmario Bonzi e Dario Ricci si ripercorrono pezzi di storia (le Olimpiadi hanno sempre rappresentato anche una delicata acrobazia sulla diplomazia internazionale) e si rivivono (o si vivono per la prima volta per i più giovani) quelle emozioni fortissime che hanno fatto sentire la nazione davvero unita per un istante senza distinzione di classe, reddito, cultura o altro come solo lo sport sa fare.

Una narrazione precisa, ben documentata, mai raffazzonata e carica di quell’amore profondo per lo sport che solo chi lo respira come l’aria può far trasparire.

Vox Reading

Foto: Elisa Benni

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