Questione di virgole di Leonardo G. Luccone

Recensione di Elisa Benni

La punteggiatura: questa sconosciuta; qualunque cosa si voglia scrivere, eppure, è indispensabile per dare alla frase non solo ritmo e colore, ma anche per evitare ambiguità linguistiche.

Se da una parte durante la formazione infantile la scuola non si sofferma più “puntigliosamente” sulla punteggiatura, dall’altra parte la sempre maggiore velocità e stringatezza delle comunicazioni moderne lasciano ben poco spazio a rifiniture stilistiche demandando le intonazioni e le intenzioni della nostra corrispondenza alle emoticon.

Con questo libro Leonardo G. Luccone fornisce una rapida guida a un utilizzo logico delle virgole e dei punti agevolando la riscossa, nelle sedi appropriate, del punto e virgola e dei due punti. Dato che le regole di punteggiatura non sono mai categoriche e rigide, l’impresa risulta ancora più ardua di quanto ci si possa aspettare; la struttura del libro (brevi concetti esplicati da una cornucopia di esempi) consente però al lettore di comprendere le regole generali e di esperire quando tali regole vengono sovvertite in maniera volontaria e accurata per creare effetti autoriali specifici.

La regola generale è che per utilizzare bene la punteggiatura occorre ricordarne le funzioni: la funzione logico-sintattica; la funzione ritmico-intonativa; la funzione autoriale (e metalinguistica).

La funzione logico-sintattica è, com’è facilmente intuibile, quella di creare all’interno di un paragrafo la gerarchia delle proposizioni nonché di eliminare eventuali ambiguità di significato. Ad esempio, in una frase come “quando tornò la madre dormiva” in assenza di punteggiatura non si capisce chi torna e chi dorme. Se invece si mette una virgola, la nebbia sul significato si dirada rapidamente: se la frase diventa “quando tornò, la madre dormiva” lui tornò e la madre dormiva; se la frase diventa “quando tornò la madre, dormiva” si ribalta tutto perché la madre tornò e lui dormiva.

Quanto potere per una piccola, povera virgola! La stessa virgola che ha come funzione ritmico-intonativa quella di dettare la cadenza della frase, di imprimere un ritmo alla narrazione donando al lettore una breve pausa di respirazione ma che sempre più spesso viene posta anche in sostituzione del punto e virgola che invece dovrebbe avere un “ruolo di “pausa intermedia”, di efficace regolatore del traffico sintattico”.

Luccone offre una vasta e documentata dissertazione sull’uso delle virgole in ogni contesto, uso sia appropriato che distorto, sia conforme che difforme alle regole generali tenendo però sempre ben presente la terza funzione, quella autoriale: la possibilità di utilizzare i segni di interpunzione calibrandoli alla sensibilità dell’autore del testo che può utilizzarli per dare un tocco personale allo stile. Può decidere di apporre un punto dopo ogni frase per dare una scansione forte anche laddove la medesima frase richiederebbe non più delle virgole.

Ogni scelta che un autore compie nella redazione di uno scritto ha ripercussioni enormi sul messaggio che vuole trasmettere: dal lessico alla punteggiatura (compresa la punteggiatura bianca come ad esempio gli spazi) ogni scelta determina un diverso grado di comprensibilità del testo. Si pensi per esempio ai testi burocratici, ridondanti di costrutti sintattici intricati, di virgole che formano incisi dentro ad altri incisi e concatenano talmente tanti elementi dal rendere il tutto oscuro ed incomprensibile.

L’importanza di una punteggiatura ragionata e calibrata è ben riassunta in un esempio portato all’interno del libro tratto da Argento vivo di Marco Malvaldi edito da Sellerio:

Se io dico di una persona «È juventino. È una persona di cui non fidarsi» sto dando due informazioni separate, messe in relazione solo dal fatto che mi riferisco alla stessa persona. Se dico «È juventino; è una persona di cui non fidarsi» è chiaro che le due cose sono in relazione, ma non è chiaro in che relazione stiano – magari sto semplicemente elencando tutte le caratteristiche negative del tizio in questione; in ogni caso, faccio capire che secondo me essere juventini è deplorevole. Se io invece dico «È juventino: è una persona di cui non fidarsi» il mio giudizio è chiaro: quella persona è infida in quanto juventina, e stop.”

Leggere questo libro non dona magicamente la chiave per l’uso appropriato della punteggiatura ma sicuramente dona nuova consapevolezza della valenza della stessa e promuove una maggiore attenzione nell’ utilizzarla non scoraggiandone un uso più vario.

Non è un libro di agilissima lettura non avendo una trama da romanzo, cosa che peraltro non pretende di avere, ma, avendo il pregio di essere breve, è un saggio che può facilmente essere fruito anche da lettori poco voraci e anche senza che essi abbiano una particolare inclinazione per l’argomento.

Vox Reading

Foto: indipendente.it

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