Nudi e crudi di Alan Bennet

Recensione di Elisa Benni

Le statistiche sui furti in appartamento sono allarmanti; sebbene statisticamente siano calati in Italia dal 2012 ad oggi (come riportato a settembre dello scorso anno da IlSole24Ore https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/09/06/omicidi-furti-rapine-la-percezione-della-sicurezza-dati-realta/?refresh_ce=1) si potrebbe dire che ogni famiglia conosca direttamente o attraverso racconti di conoscenti quale trauma sia rendersi conto che la propria casa, il proprio intimo focolare, sia stata violata indipendentemente dal valore, affettivo ed economico, della refurtiva.

Alan Bennett, in questo magistrale romanzo del 2001 (in Italia pubblicato da Adelphi), narra proprio le vicende di una coppia successive alla scoperta di essere stati derubati.

Mrs e Mr Ransome una sera si allontanano da casa per andare a teatro ad assistere al Così fan tutte di Mozart. Al loro rientro a casa scoprono di essere stati derubati. Anzi, che la casa è stata completamente svaligiata. Fin da subito appare evidente che i malviventi non sono ladri qualunque. Non hanno preso oggetti a caso o frugato ovunque per trovare solo le cose di valore facili da trasportare e veloci da smerciare. Hanno preso TUTTO. TUTTO quanto. Non hanno lasciato “nemmeno il deodorante, nemmeno il portasapone. Questi sono dei marziani. Cioè, dico, hanno portato via addirittura lo scopettino del gabinetto.”. Niente più mobili, vestiti, moquette. Niente più tende e non solo: “i ladri avevano rubato anche l’asta e gli anelli”.

Ad accrescere lo stupore dei coniugi Ransome la consapevolezza che nessuno pare essersi accorto di nulla. I vicini, il guardiano, nemmeno qualcuno di passaggio per strada. Nessuno si è accorto del trasloco più veloce della storia dell’umanità. La polizia non dà segno di poter in qualche modo risolvere la situazione né tanto meno dà segno di ritenere quel furto – così esagerato – come qualcosa di diverso dalla solita routine.

I Ransome si trovano così allibiti e abbandonati a loro stessi ad affrontare la situazione ma lo faranno in maniera molto diversa l’uno dall’altra. Mentre Mr Ransome, stimato avvocato serio e compunto, trascorrendo gran parte della giornata fuori casa pare soffrire solo per la mancanza del suo stereo all’avanguardia che gli permetteva di estraniarsi per immergersi nel suo amato Mozart e pare non dare peso a nessuna delle accortezze della moglie che cerca di fargli trovare, al suo rientro a casa, quantomeno l’essenziale, Mrs Ransome di fronte alle vacue giornate nel vuoto appartamento, reagisce scoprendo l’esistenza di una miriade di sfumature di colore per le sue giornate normalmente monocromatiche. Scopre di vivere in un quartiere che conosceva quando si sono trasferiti trent’anni prima ma del quale, fino ad allora, aveva rigidamente ignorato i cambiamenti, rifiutandoli. Scopre nuovi passatempi, un nuovo modo di esprimersi, arrivando a scoprire persino una nuova se stessa. E, nonostante la bizzarra piega che prenderanno le cose, questa sua evoluzione resterà la parte centrale del romanzo.

La maestria ironica di Bennett, come ne La cerimonia del massaggio (Adelphi, 2002) e ne La sovrana lettrice (Adelphi, 2007), riesce ad inventare situazioni realistiche con solo una punta di paradosso che rende tutta la narrazione burlesca, anche quando affronta temi tragici. I suoi scritti sono pagliacci in doppiopetto con un tocco di aplomb inglese, ilari, delicatamente sarcastici e beffardi.

Vox Reading

Foto: metropolitanmagazine.it

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