La nostra famiglia ribelle di Gaia Rota e Michele Cattaneo

Recensione di Elisa Benni

Il blog www.latendainsalotto.com racconta, come loro stessi scrivono, la quotidiana semplicità di una famiglia con tre cognomi.

Il progetto nasce durante il periodo di riposo forzato a cui Gaia era stata obbligata per la sua seconda gravidanza come una sorta di diario con l’obiettivo di regalare ai figli un qualcosa da rileggersi una volta diventati grandi ma anche come puro passatempo, come modo per avvicinarsi al mondo “che mi è sempre apparso meraviglioso”, come una “scusa per fare fotografie ogni giorno, riaprire i programmi di post-produzione… insomma, per fare qualcosa di veramente mio e crearlo solo con le mie mani”.

Neppure la stessa Gaia si sarebbe aspettata però che molti avrebbero letto e condiviso le sue esperienze e che avrebbero addirittura trovato quello che fa da sprone, ed esempio, per affrontare le mille prove che la quotidianità propone.

Da questa pervasione nasce il libro La nostra famiglia ribelle.

Gaia, Michele, Lavinia e Brando sono i componenti di questo nucleo famigliare particolare (ma molto più comune di quel che si pensi per effetto dei più svariati percorsi di vita).

Quando tutto è cominciato c’erano solo Gaia, ragazza di 22 anni da poco separatasi, consensualmente, dal suo compagno, e Lavinia, professione neonata, figlia di Gaia e dell’ex compagno, unica vera ragione di vita di una madre single piena di insicurezze che si trova a dover tornare a vivere con i propri genitori.

Nella loro vita, un’anonima sera di San Valentino, entra Michele, incrociando il sorriso con gli occhi di Gaia in un locale (per gli adolescenti degli anni ’90 del secolo scorso potrebbe sembrare un po’ l’incipit della sigla di Kiss Me Licia, ma tant’è).

Michele e Gaia si innamorano e la loro frequentazione cammina spedita verso la formazione di una famiglia; ma, come spesso accade quando si cammina speditamente, aumenta il rischio di inciampare: sulle insicurezze di Gaia, timorosa di affidare il suo cuore, e quello della figlia, a qualcuno che potrebbe di punto in bianco spezzarlo; sulla paura di Michele di non essere all’altezza, di non riuscire a costruirsi, nei confronti di Lavinia, un ruolo che corrisponda all’affetto che sempre più li lega ma senza che questo lo sovrapponga alla figura del padre naturale, che vuole e ha diritto di non venir relegato a solo “donatore di cognome” pur non abitando con la figlia.

Fortunatamente nulla può scoraggiare questi due esploratori di nuovi orizzonti di rapporti famigliari. Ben presto la figura di papà Mimi viene ad acquisire consistenza e forza nei confronti di Lavinia, tanto più divenendo marito di Gaia e padre di Brando, fratello di Lavinia naturalmente con un altro cognome.

La struttura del libro, costruito come un diario a quattro mani, permette di conoscere le dinamiche di questa coppia in divenire a tutto tondo rivelando le due facce dei fraintendimenti, dimenticanze, ingenuità e nervosismi tipici del rapporto a due.

Con la semplicità e la linearità del consueto, la narrazione si dipana fresca e scorrevole per concentrarsi intorno ai piccoli nodi che esulano dalla routine conferendo quel tocco di eccentricità che rende una comune famiglia una famiglia ribelle.

Perché «ribelle» non è chi cambia le cose decidendo di distruggerle ma chi cerca di rivoluzionarle in meglio. E questa è una famiglia ribelle. Che monta l’albero di Natale bevendo spritz, che tiene svegli i figli fino a tardi per poi coccolarsi più a lungo nel lettone la mattina seguente. È ribelle chi mangia i pop-corn sul divano davanti a un film ma non si dimentica di dire «grazie» e «per favore». Chi costruisce tende in salotto per il gusto di divertirsi e non solo per giocare con i propri figli. Chi la mattina cucina il ragù con la ricetta della nonna e lo lascia pronto per sua moglie anche per il pranzo del giorno successivo. Chi il pic-nic lo fa anche in macchina, quando fuori piove. Chi trova sempre il motivo per brindare alla vita, festeggiando ogni piccola cosa bella. Alzando al cielo due bicchieri di birra buona, una spremuta d’arancia e un biberon di latte caldo.

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Foto: latendainsalotto.com

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