Tutto chiuso tranne il cielo di Eleonora C. Caruso

Recensione di Elisa Benni

Julian sta rientrando in Italia dopo un soggiorno di un anno in Giappone. È un neomaggiorenne alto, pallido e sottile con alle spalle un passato e una famiglia complicata, e un presente che tenta di dissociarsi da tutto.

Il Giappone doveva servire a fuggire da un dolore, tanto più profondo perché accompagnato da quel senso di abbandono e di tradimento che solo le ferite inaspettate inferte dalle persone di cui ci si fida possono generare. Ma il Giappone è stato solo un palliativo che ha avuto unicamente il merito di dargli un momentaneo senso di abbandono come un’anestesia troppo blanda da cui ci si risveglia proprio nel momento culminante dell’operazione.

All’inizio dell’estate Julian rientra in una Milano soffocante, sia per il caldo opprimente che non dà tregua né di giorno né di notte, sia per la sensazione che tutti lo guardino e lo giudichino – esattamente all’opposto di quello a cui si è abituato nell’anno giapponese – e che lo facciano solo per i suoi capelli azzurro cielo.

Nonostante il suo ritorno, cerca di vivere come se fosse ancora altrove per non dover fare i conti con la realtà che è invece ancora più presente e concreta di quando è partito.

Alienatosi in un mondo fatto di cellulare, social media, cuoricini su Instagram, sigarette Black Stone gusto Cherry e schifezze multicolore che sono la sua unica fonte di cibo, Julian è come svuotato. C’è stato il momento, prima della partenza per il Giappone, in cui il suo meraviglioso, bipolare fratello maggiore lo ha ferito profondamente: da allora è come se, rimuovendo la parte che lo faceva soffrire, avesse dato il via ad un gorgo come togliendo il tappo ad una vasca piena d’acqua. Tutto quello che Julian era, pensava, faceva si erano vorticosamente diretti fuori di lui, fluendo via senza riuscire a porvi argine. Il risultato è che Julian ora non sa più… nulla.

Nonostante questi suoi sentimenti, però, non è solo. Ci sono persone che non sono scivolate via nel gorgo e nuove conoscenze che hanno a loro modo instaurato un rapporto con lui: rapporti ambigui, complessi, squilibrati, anomali e tendenti allo stroboscopico. Ma sono questi rapporti che riusciranno a dare a Julian la concretezza per uscire da quella vivisezione distruttiva che il suo cervello stava operando di ogni sua sensazione e pensiero.

Un romanzo tardo adolescenziale a tratti fuso con un libro di autoanalisi e di psicologia. Un ritmo allo stesso tempo statico ma ricco di colpi di scena. Uno stile a metà strada fra il flusso di coscienza e il manga giapponese. Sviluppandosi come seguito de Le ferite originali pubblicato da Mondadori nel 2018 ma anche come contraltare dello stesso libro mettendo al centro Julian anziché il fratello Christian che è protagonista del libro precedente, riesce benissimo ad essere un romanzo fruibile e godibile anche da solo.

Il mondo che Eleonora C. Caruso disegna davanti al lettore è un mondo fatto di comunicazione veloce e vuota, di apparenza contrapposta all’essenza, di colori pastello e scale di grigi. È uno dei tanti mondi che attraversiamo ogni giorno.

Vox Reading

Foto: publicinsta.com

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