Io Khaled vendo uomini e sono innocente di Francesca Mannocchi

Recensione di Riccardo Angiolini

Francesca Mannocchi, una giornalista reporter consacrata a servizi riguardanti migrazioni e conflitti, con il suo nuovo libro Io Khaled vendo uomini e sono innocente pone l’accento su un aspetto inedito dell’immigrazione: il punto di vista degli scafisti.

Il libro, difatti, collocandosi a metà strada fra un saggio giornalistico e un racconto, vuole ribaltare la nostra percezione del fenomeno immigrazione cambiando innanzitutto il nostro punto d’osservazione.
La penna di Francesca va oltre oltre lo schema tradizionale di testimonianze a cui ci hanno abituato i media e le fonti d’informazione, e rovescia la prospettiva da adottare proponendoci il punto di vista di un trafficante di uomini: Khaled.

I trafficanti sono comunemente considerati spietati criminali insensibili alle miserie umane che, sedotti dal mero profitto, non si fanno scrupoli a commerciare in vite umane, siano esse di uomini, donne o bambini. Prestando fede a tali premesse non possiamo immaginarci alcuna testimonianza che si allontani da questa idea, o che finisca per rivelarci qualcosa che in fondo già non sappiamo.

Se non bastasse l’eloquenza del titolo a chiarirlo, il trentenne libico protagonista del libro non prova sensi di colpa per ciò che fa, poiché semplicemente si reputa innocente. Un atteggiamento che attribuiremmo ai peggiori “villain” dei film di supereroi è in verità la condizione di un uomo comune che, nel corso della sua esistenza, ha vissuto situazioni di profonda crisi e disperazione a noi praticamente sconosciute. Khaled, ex rivoluzionario che ha combattuto per rovesciare Gheddafi, considera il traffico di vite umane l’unica alternativa valida per sopravvivere nonostante i suoi sogni fossero ben altri.

Per questa ragione Khaled ,come tanti altri, si considera innocente, forse addirittura vittima o pedina dello stesso scacchiere in cui i migranti sono gli inermi pedoni. Le sue azioni sono il prodotto del mondo che lo circonda, del contesto in cui è cresciuto e, considerazione più importante, delle influenze della nostra società.

Nella suo libro Francesca Mannocchi, partendo da questa testimonianza che sorprende, indigna e fa riflettere, cerca di allargare gli orizzonti delle nostre concezioni, al fine di sfatare miti e credenze tipiche di chi sta dall’altra parte del muro.

Senza svestire Khaled della sua veste criminale, che egli ha comunque deciso spontaneamente di indossare, l’autrice tenta di definirlo come il frutto di una perversione malavitosa che non nasce in Libia, ma all’interno dei confini italiani ed europei. Khaled e i trafficanti di uomini non esisterebbero se non vi fossero interessi più grandi a giustificarne la presenza, interessi che coinvolgono congiuntamente la Libia, l’Italia e l’Europa. Il traffico di uomini è un complesso fenomeno criminale che ha una struttura simil-mafiosa che il nostro Paese conosce fin troppo bene e da troppo tempo.

L’autrice vuol far intendere al lettore che se ai tempi di Gheddafi i barconi erano usati come minaccia e strumento di pressione sull’Europa, dopo la sua caduta la situazione è rimasta invariata pur subendo un ricambio di protagonisti.
In questi anni si è dato un prezzo ad ogni gommone partito dalle coste libiche, e poco importava che raggiungesse la terra ferma sprofondasse nel Mediterraneo. Il prezzo di quel gommone e delle vite umane su esso trasportate sono stati per anni gli stipendi di mafiosi e malavitosi che avevano interesse nel far sì che quell’imbarcazione prendesse il largo.

Ciò che sfugge alla stampa e alla politica, secondo la Mannocchi, è che lo stop all’immigrazione clandestina non ha azzerato in alcun modo queste pratiche e, anzi, ha continuato a fornire un salario a malavitosi senza scrupoli. Il prezzo che un gommone aveva per partire lo ha ora per restare attraccato al molo, lasciando centinaia e migliaia di vite umane in balia di trafficanti come Khaled, che sfruttano dei poveri fuggiaschi facendoli vivere in condizioni di schiavitù.

Francesca Manocchi e Khaled ci mostrano dunque le diverse facce di una medaglia che rappresenta l’orrore, la disperazione e il disumano dei nostri tempi. Io Khaled vendo uomini e sono innocente è un libro che racconta atrocità e menzogne per stimolarci a ricercare la verità, seppur scomode, e a non arroccarci nel nostro baluardo di convinzioni. In fondo ce lo insegnavano da bambini, da quando a scuola ci approcciavamo alle basi della matematica: per trovare la soluzione a un problema bisogna innanzitutto comprenderlo.

Vox Reading

Foto: trendsmap.com

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