Sentimento italiano di Valerio Massimo Manfredi

Recensione di Elisa Benni

Il concetto di Patria, quella con la “P” maiuscola, quella che riempiva canti e cuori dei combattenti del risorgimento e che ancora risuona nell’Inno Nazionale, oggi sembra esistere solo quando gli atleti nostri connazionali raggiungono una vittoria. Non si vedono mai tante bandiere italiane appese alle finestre come nei giorni seguenti alla vittoria della coppa del mondo di calcio.

In un mondo moderno dove le distanze fisiche si sono drasticamente ridotte grazie alle svariate disponibilità di mezzi di trasporto e di comunicazione (sempre più veloci ed efficienti) ma dove invece le distanze fra popoli e culture si stanno nuovamente ingigantendo, i sentimenti nazionalistici sono divenuti una forza disgregante anziché aggregante.

Valerio Massimo Manfredi, romanziere ed archeologo, in questo libro ci regala, con il suo solito stile scorrevole e coinvolgente, una riflessione tutta personale sull’Italia (come nazione e come patria) e sugli italiani, fatta di storia, tradizioni, lingua, arte e cultura da cui straborda, come da un recipiente troppo pieno, il suo amore per le propria nazione.

Un amore sviluppato nel corso della sua vita e dei suoi studi per il paese che (assieme alla Grecia) potrebbe tranquillamente vantarsi di aver dato origine a quasi tutta la cultura occidentale; il paese dove è stato codificato il diritto romano che è ancora oggi alla base della maggior parte dei sistemi giudiziari; il paese dove, durante il rinascimento, sono state prodotte opere d’arte che ancora oggi rappresentano gli elementi di punta dei più grandi musei del mondo; il paese dove ci sono gioielli come Venezia, dove sono nati Dante, Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. Il luogo dove ogni epoca ha lasciato traccia indelebile del proprio passaggio. Da Pompei a San Gimignano, da Roma alla Valle dei Templi di Agrigento, da Firenze ad Alberobello.

Un paese che a volte sembra piacere di più agli stranieri che agli italiani che, spesso, tendono a sminuirlo e denigrarlo, quasi che l’essere italiano sia un diritto su cui arroccarsi ma contemporaneamente qualcosa di cui vergognarsi.

La sua riflessione lo porta a chiedersi se ci sia “dunque una speranza nell’Italia di oggi, appesa per ore e ore ogni giorno agli oracoli dei suoi piccoli, stupidi giocattoli elettronici? Una Italia allo sbando di tutti contro tutti che pretende di rifondare l’Europa o di farla collassare, che vuole disfare ciò che è stato fatto con grandissimo sforzo di ingegni con fede e perseveranza, terrorizzata da nuove “invasioni barbariche”, pronta a credere a leader senza credenziali in una folle lotteria del tanto peggio tanto meglio.

La speranza è nella fede. In questo sfascio, milioni di persone credono ancora nel loro Paese: non osano dirlo ma esistono, lavorano caparbiamente, gettano sul piatto dell’indifferenza la loro vita come quell’uomo che osò precipitare sull’autostrada a Bologna contro un uragano di fuoco urlando l’allarme per centinaia di persone, avvolto dal plasma di fiamme e miracolosamente risparmiato dal dio degli audaci e dei generosi.

Uno solo? No, tanti. Tanti da riuscire a reggere sulle spalle un carico immane. Tanti che guardano negli occhi i loro figli devastati dalla droga ma non si arrendono, e nella fede ostinata in una Patria senza più voce sperano e attendono un riscatto.

Noi, che umilmente crediamo, siamo i suoi difensori, noi che aiutiamo chi ha bisogno di aiuto, noi che diamo il sangue a chi ha le vene inaridite, noi che risvegliamo quelli che non hanno più sentimenti, noi che vediamo anche per quelli che hanno perso la vista, noi che amiamo i nostri eroi borghesi sorridenti di fronte alla morte. Noi siamo l’Italia.”

Vox Reading

Foto: semlibri.com

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