Invincibili di Gianmario Bonzi

Recensione di Elisa Benni

Per chi ama gli sport e, in special modo, le Olimpiadi, la scherma è un appuntamento obbligato. Nei quattro anni fra una olimpiade e l’altra è probabile che non ne legga e non ne senta parlare ma non appena inizia la cerimonia di apertura e viene riacceso il braciere dal sacro fuoco di Olimpia, l’attesa per le medaglie italiane si concentra sulle stoccate di sciabola, spada e fioretto.

Tanto da dare per scontate alcune medaglie: quelle del fioretto femminile che dalle olimpiadi di Barcellona 1992 (esattamente dal “4 agosto 1992, giorno del primo oro olimpico a squadre del fioretto femminile italiano”) ha a disposizione il Dream Team (paragonabile solo all’omonima squadra, olimpionica lo stesso anno a Barcellona, dei supercampioni americani dell’NBA della pallacanestro).

Tutto nasce da una tradizione di fioretto, quella italiana, che si basa sull’allenamento, la tecnica, la concentrazione e la fantasia. Fantasia tenuta alta dalle varie scuole presenti in Italia, fortissime tutte a modo loro, tra le quali è impossibile non citare la scuola fondata dal Maestro Ezio Triccoli che, “dopo aver appreso l’arte del ferro da un sottufficiale inglese, suo compagno di lager, durante la prigionia di Zonderwater, nella seconda guerra mondiale, tirando con delle canne di bambù, fondò il primo nucleo del Club Scherma Jesi”.

Sulle pedane, olimpiche, europee e mondiali, si sono succeduti e affiancati nomi come quelli di Irene Camber (a Helsinki 1952 “prima azzurra d’oro nella scherma ai Giochi, seconda in assoluto dopo Trebisonda Ondina Valla a Berlino ’36, in quel caso nell’atletica leggera”), Dorina Vaccaroni, Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Alice Volpi e tante altre.

Personalità e schermitrici diversissime tra loro, che individualmente hanno monopolizzato la parte alta del ranking mondiale sviluppando anche internamente rivalità diventate quasi epiche (come quella tra Trillini e Vezzali, più esaltata dai giornali che dalle singole atlete che si sono sempre dette diverse ma rispettose dell’amica/avversaria tanto che l’ultima lezione di scherma di Valentina Vezzali, prima del Mondiale a squadre di Rio 2016, è stata proprio con Giovanna Trillini, ormai da tempo diventata Maestra, e che la stessa sia oggi la Maestra di scherma di Andrea, figlio di Valentina, al Club Scherma Jesi) ma che sono anche riuscite a mettere le loro individualità al servizio della squadra nella prova a staffetta arrivando più e più volte sul podio tutte assieme a urlare di gioia l’inno di Mameli.

Donne diverse che sono riuscite a conquistare il titolo a squadre anche dopo essersi confrontate per l’oro nella gara individuale, arrivando a riempire tutti i gradini del podio fra esaltazione (della prima: Elisa di Francisca, che ha battuto la seconda all’ultima stoccata e della terza: Valentina Vezzali sconfitta in semifinale ma vittoriosa sull’avversaria di turno nella finale per il terzo posto per una delle ultime medaglie della sua strabiliante carriera) e delusione (della seconda: Arianna Errigo battuta in finale per una sola stoccata della quale fatica a farsi una ragione). Concetto magistralmente espresso da Concita De Gregorio dopo la gara: “Queste tre donne così diverse così uguali, nemiche e compagne di squadra, rivali e vicine di letto. Belle come il sole direbbero e diranno le loro mamme: sei bella come il sole. Ciascuna lo è. Che sorrisi, che impresa. Quanto dolore perdere di un soffio, quella lacrima che scende e la mano con le unghie blu di Arianna Errigo che la asciuga, che meraviglia vincere all’ultima stoccata, gli occhi che cercano il cielo di Elisa Di Francisca, in un secondo che ti giochi tutto in quell’attimo e non vedi e non senti altro che sì, è la tua vita, è il tuo momento. È adesso. Che orgoglio risalire la china del terzo posto con la zampata della vecchia leonessa, che tempra il vecchio cobra.”

Il libro ripercorre la storia del fioretto femminile italiano dalle sue basi, che hanno dato origine e presupposto per la nascita del Dream Team, ad oggi, esaltando le campionesse del passato, ognuna raccontata per la propria singolarità, così come quelle del presente con occhi e obbiettivi ben radicati nel futuro.

Un libro per appassionati di scherma ma anche per appassionati di sogni perché ogni storia di questo libro porta con sé le ambizioni e gli obbiettivi di ragazze che hanno intrapreso la via dello sport sperando un giorno di eguagliare e superare le atlete più forti del mondo e che per farlo hanno scelto uno sport elegante e quasi anacronistico fatto di tecnica, preparazione atletica ma anche preparazione mentale, tattica e concentrazione.

Il tutto dalla penna di Gianmario Bonzi che fa trasparire con stile giornalistico semplice e diretto anche tutta la passione che prova lui per questo sport.

Vox Reading

Foto:hoeply.it

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