Dove finiscono le parole di Andrea Delogu

Recensione di Elisa Benni

Capita spesso di trovare in libreria le biografie di personaggi famosi che raccontano sommariamente di inizi travagliati per trovare spazio nel mondo dello spettacolo/cinema/sport (a seconda del personaggio) e poi percorrono trionfali gli anni di carriera fulgida alle luci della ribalta.

Molto più raro, e pertanto anche più singolare, trovare in libreria la biografia di un personaggio famoso che si focalizza sugli anni precedenti alla carriera nello spettacolo poiché il suo intento non è solamente parlare di sé ma farsi portatrice di un messaggio.

Questo è il caso di Andrea Delogu, conduttrice radiofonica e televisiva, che dedica questo libro a mettere a conoscenza il pubblico della sua problematica carriera scolastica penalizzata da una dislessia non diagnosticata (perché trent’anni fa non si parlava nemmeno di dislessia, ancora, in Italia) ma portata comunque a termine con il conseguimento di un diploma grazie a tanti sacrifici, qualche “trucchetto” e a tanta comprensione da parte delle persone che venivano in contatto con lei e che, seppure non comprendendo appieno quale fosse il problema, avevano al fine escluso che si trattasse di una semplice “mancanza di impegno”.

Infatti quando la dislessia non era ancora un disturbo noto, e quindi la scuola non era attrezzata e preparata ad affrontarla, capitava spesso che i bambini che ne erano affetti fossero etichettati come bambini svogliati. Quante madri si sono sentite dire che il proprio figlio fosse “intelligente ma non si applicava”?

Una miriade. Per alcuni, ovviamente, era vero. E probabilmente per questi nell’evolvere della carriera scolastica e della vita non sono più stati riscontrati problemi.

Quelli che invece erano affetti da dislessia e non potevano saperlo hanno dovuto affrontare un’infanzia fatta di frustrazioni che avrà portato, in molti casi, anche all’abbandono appena possibile dei banchi di scuola.

Andrea Delogu, dal canto suo, porta in questo libro una testimonianza diretta che, sebbene non possa far comprendere ai non dislessici che cosa significhi esserlo, vuole essere una testimonianza positiva che anche chi è dislessico, con grande forza di volontà e un po’ d’aiuto, può avere una istruzione come gli altri e non deve permettere al disturbo di relegarlo in un angolo buio di frustrazione e tristezza.

Guardando i dati diramati dal MIUR, nel 2015 in Italia sono stati diagnosticati disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) al 3% dei bambini delle scuole primarie (fonte www.aiditalia.org).
E’ presumibile, pertanto, che in una scuola elementare su 5 classi di 20-25 alunni ciascuna ci siano almeno 3 bambini con questo disturbo. E il numero è in aumento non perché sia un disturbo epidemiologico ma perché, essendo sempre più consapevoli genitori e insegnanti, tali disturbi vengono individuati e, di conseguenza, diagnosticati con sempre maggior facilità dando così ad ogni bambino sempre di più la possibilità di avere accesso a quegli strumenti e a quei metodi che sono oggi a disposizione per aggirare o, quantomeno, arginare il disturbo e, quindi, la possibilità di restare in pari con i compagni e proseguire più agevolmente il proprio percorso scolastico.

Andrea Delogu non si è arresa e oggi, che ha anche lei la sua diagnosi, la sua “certificazione” che le conferisce finalmente quella consapevolezza che, seppur dentro di lei aveva sempre avuto di avere un problema oggettivo, le consente non solo di accrescere la fiducia in se stessa ma anche di cercare di divulgare al massimo la propria storia al fine di evitare un percorso così pesante come quello che è toccato a lei a quante più persone possa raggiungere con questo messaggio.

Nello stile colloquiale mutuato dalla sua esperienza radiofonica, non nasconde nulla delle sue difficoltà raccontando al lettore persino alcune figuracce fatte per colpa della dislessia in un racconto che è quasi una lettera aperta alla bambina che era per farle sapere che, alla fine, le cose sono andate a posto.

Vox Reading

Foto: railibri.it

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