Resto qui di Marco Balzano

Recensione di Elisa Benni

Trina è nata e cresciuta a Curon Venosta. Suo padre è un falegname, sua madre una casalinga che porta avanti la gestione del maso dove vivono.

Trina è una giovane diplomanda magistrale quando nel 1923 vengono cambiate le leggi dal partito fascista: in ogni scuola sul territorio italiano non si potrà più insegnare in altre lingue se non l’italiano.

Gli abitanti della Val Venosta, austriaci fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, sanno a malapena capirlo l’italiano. Per loro ancora gli italiani sono stranieri. E, con le nuove leggi del fascismo, sono anche nemici perché vengono a soppiantare i paesani nei posti pubblici.

Nonostante un corso intensivo di italiano, Trina e le due amiche che con lei avevano conseguito il diploma da maestra non trovano posto di lavoro.

Subito Trina, arruolata dal parroco del paese, diventa maestra clandestina di tedesco in piccole classi di bambini che si tengono la sera, a lume di candela, nelle soffitte o nelle cantine del paese. Se dovessero scoprirla sa bene che potrebbe essere arrestata, picchiata e mandata al confino (cosa che infatti capita a una delle sue amiche).

Nel frattempo conosce e, grazie all’intercessione del padre, sposa Erich Hauser, un allevatore e contadino anch’esso di Curon, molto attento ai cambiamenti che stanno avvenendo nella valle.

È uno dei primi a notare che con il fascismo ha anche ripreso convinzione e vigore il progetto, mai completamente accantonato, di costruire una diga all’altezza di San Valentino. Gli abitanti della valle, però, non si sentono minacciati da questo progetto perché tanti ci hanno provato, nessuno è mai andato avanti perché gli stessi progettisti hanno più volte dichiarato che il terreno, fatto soltanto di detriti di dolomia, non è in grado di sostenere il progetto. Inoltre cominciano a sentirsi i primi venti di guerra e si sa: durante una guerra non si costruiscono dighe.

Nel frattempo, al di là del confine, c’è la potente Germania Nazista che cresce. Ha già annesso l’Austria ed è pronta ad accogliere quanti, pur non risiedendo in territori tedeschi, si sentano teutonici al punto da volersi trasferire per partecipare alla grande avventura del Terzo Reich.

Trina ed Erich sono legati alle loro montagne e decidono, nonostante la riprovazione di gran parte dei loro stessi vicini, di restare.

È in quel momento che la famiglia viene colpita dalla prima grande ferita: la figlia maggiore, Marica, sparisce; a nulla valgono le ricerche e i tentativi di riportarla a casa.

Trina ed Erich sono devastati ma non vi è tempo per disperarsi: la guerra sta iniziando; Erich riceve la cartolina e deve partire verso Albania e Grecia. Trina a quel punto si trova a dover provvedere agli animali e ai campi per fare in modo che, una volta che Erich fosse tornato a casa, potesse trovare ancora una parvenza di normalità.

Purtroppo, quando Erich torna ferito ma non invalido, decide che se mai gli verrà chiesto di ripartire una volta guarito, lui diserterà; Trina decide che lo accompagnerà sulle montagne.

Rientrati in paese alla fine della guerra, avendo patito prove terribili per sopravvivere, sembra che finalmente la vita in paese possa riprendere un tran-tran semplice e che ci si possa concedere un po’ di serenità cercando di non pensare al passato.

La storia non è però dalla loro parte perché, nonostante il fascismo sia passato, i lavori alla diga riprendono, con ancora maggior velocità e decisione, e con essi la lotta per non abbandonare terra e casa. Erich e i pochi che gli danno credito (che diventano piano piano sempre di più man mano che si svegliano le coscienze e ci si rende conto che aveva ragione fino all’inizio) scuotono mari e monti, arrivando a chiedere l’aiuto del Papa. Nulla riesce però a fermare i lavori e la valle di Curon, con il suo antico retaggio, viene sommersa, il villaggio ricostruito, coi tempi della Montecatini, più a monte. Solo svetta, da dentro l’invaso artificiale che è ormai diventato un lago, la sommità del campanile della vecchia chiesa di Sant’Anna, oggi per i turisti meta ambita, per gli abitanti di Curon nuova quale imperituro ricordo di ciò che era e mai sarà più.

Con uno stile piacevole e scorrevole, leggiadro nonostante a volte gli argomenti trattati siano pesanti, Marco Balzano narra una storia di confine e di famiglia, una storia di identità fatta di radici, di lingua e di usanze.

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Foto: inx.whipart.it

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