Il giardino di Amelia di Marcela Serrano

Recensione di Elisa Benni

Miguel Flores è accusato di attività sovversive verso il regime cileno del comandante Pinochet. Senza particolari premure viene condannato al confino in una vallata poco accessibile, lontana più o meno da tutto, dove la popolazione fino a quel momento viveva senza particolari contatti con l’esterno.

Inizialmente vive ai margini della comunità, come un cane randagio si accontenta di poter reperire un po’ di cibo e un posto asciutto per dormire.

Fino a che un giorno, per caso, entra in contatto con la Signora Amelia, vedova di mezza età proprietaria della tenuta La Novena, che domina il paese. Amelia trova in quell’uomo venuto dalla città e che ha studiato all’università, un livello di cultura più simile al proprio che è stato alimentato dai suoi viaggi e da sua cugina Sybil che, a differenza di lei, non si è segregata in una dimensione agreste e limitata ma vive a Londra e lavora in una grande casa editrice.

Le conversazioni fra i due toccano gli argomenti più disparati, dai più frivoli ai più ancestrali, dai pettegolezzi di paese a riflessioni filosofiche sulla vita.

La loro frequentazione diviene via via più intima tanto che Miguel si trasferisce a vivere a La Novena.

Fino a che una notte, senza preavviso, i militari irrompono nella tenuta dove sono state ritrovate sepolte delle armi. Miguel, grazie anche ad un po’ di ostruzionismo messo in opera da Amelia, riesce a fuggire mentre lei viene arrestata e interrogata (anche con l’uso della tortura) per svariati giorni.

Nonostante venga poi rilasciata e riconosciuta estranea ai fatti, la sua vita non sarà più la stessa e mai tornerà alla tranquilla e noiosa serenità nella quale viveva prima che Miguel entrasse nel suo orizzonte.

Miguel invece viaggia, vive un’esistenza nuova. Ma nel fondo del suo animo permane l’inquietudine del senso di colpa. Tanto che giunto in Inghilterra decide di tentare di rintracciare Sybil che sicuramente avrà avuto notizie di Amelia. Tramite la sua compagna giunge infine al fatidico incontro. Sybil racconta a Miguel tutto ciò che aveva patito Amelia dal giorno della sua fuga e molto di più: lo fa riflettere e gli fa riscoprire quelle affinità che avevano alimentato il forte legame che a suo tempo era nato a La Novena.

L’insieme di queste riflessioni lo porta a una decisione sofferta: deve tornare in Cile per riconciliarsi con sé stesso e col fantasma della sua Amelia.

Ora La Novena è condotta dalla figlia di Amelia, Mel, la terza delle donne della stessa famiglia su cui Miguel finisce per provocare una forte fascinazione. È evidente che il destino dello studente sovversivo di un tempo sia legato a doppio filo con quel luogo.

Marcela Serrano imbastisce magistralmente un grande racconto famigliare alla maniera degli autori sudamericani e, come altri grandi autori suoi conterranei, utilizza il contesto creato dalla dittatura ed il regime di Pinochet.

Uno stile caldo, sempre scorrevole e dinamico, fa percorrere al lettore il lungo tragitto della storia senza fargli quasi accorgere che, curvando curvando, si sta percorrendo un cerchio che porta fine ed inizio a combaciare.

Vox Reading

Foto: feltrinellieditore.it

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