Descrivere la lingua dei segni italiana di V. Volterra, M. Roccaforte, A. Di Renzo, S. Fontana

Recensione di Elisa Benni

La storia della lingua dei segni è strettamente legata alla percezione, dal punto di vista sociale, della sordità.

Da tale percezione discende direttamente l’impronta che la società decide di dare all’educazione delle persone sorde. Per molti anni in molti paesi del mondo si è sposata la visione della sordità come deficit “cui far fronte attraverso apparecchi acustici o impianti cocleari e terapia logopedica.” Tale visione della sordità, volendo anche incentivare l’apprendimento da parte dei sordi dell’italiano parlato (in quest’ottica veniva infatti fatta distinzione fra sordi e sordomuti), tendeva a escludere dal percorso formativo del sordo la “lingua dei segni”, stigmatizzandola come persino “dannosa” per lo sviluppo sociale dell’individuo.

Dalla parte esattamente opposta si pongono invece gli studi linguistici effettuati in Italia a partire dal 1981 che hanno rivitalizzato ed evoluto una lingua dei segni affermandola quale “lingua a tutti gli effetti” che, peraltro, partendo da un gruppo sociale ha edificato una comunità composta da sordi e udenti che oggi vengono ritenuti bilingui. Sia i sordi che gli udenti che compongono questa comunità conoscono, capiscono e utilizzano sia la propria lingua madre “vocale” che la corrispettiva lingua dei segni (in Italia quindi parliamo dell’italiano e della LIS, Lingua Dei Segni Italiana).

Seguendo ricerche analoghe svoltesi in altri paesi a seguito delle intuizioni di William Stokoe, gli studiosi italiani hanno approfondito e parametrizzato le caratteristiche della lingua dei segni che non si limita, come veniva creduto, a un’accozzaglia di gesti, a una sorta di pantomima che doveva, di fatto, recitare ciò che si voleva esprimere.

La LIS, così come l’ASL (American Sign Language) e le altre lingue dei segni nazionali, oggi sono lingue con pari dignità rispetto alle loro cugine “vocali”. Ma tanta strada va ancora fatta sia per una diffusione più capillare della lingua fra le persone udenti sia per un’inclusione all’interno della comunità di tutti i sordi, anche di quelli che ad oggi non vogliono ancora imparare i segni. Nella stessa ottica occorre dare, da parte della società civile, dignità di autodeterminazione alla comunità dandole diritto e dovere di decidere autonomamente cosa sia giusto e meglio per lei.

Con l’evoluzione della società e, con essa, il sempre maggiore riconoscimento della comunità segnante, è nata, grazie all’ex coreografa Valerie Sutton, la Sign Writing (SW): un sistema di rappresentazione basato su un insieme di glifi che, combinati fra loro, consentono di mettere su carta ogni genere di segno.

Il libro fornisce molti esempi abbinando al disegno del segno in questione lo stesso riprodotto in SW. Riesce a tracciare così una panoramica generale sul sistema articolatorio della LIS, le unità di senso, i meccanismi di significazione.

Viene altresì spiegato che, se la struttura del segno lo consente e alla luce del fatto che “la comunicazione segnata è sempre faccia a faccia, utilizza lo spazio e le componenti corporee, e, sul piano degli enunciati, è multimodale e multilineare”, “è possibile utilizzare le due mani e i parametri corporei per veicolare simultaneamente informazioni differenti ma collegate.”

Un unico segno, pertanto, correlato con altre componenti corporee, può da solo contenere un discorso.

Ciò risulta incomprensibile se si vuole analizzare la lingua dei segni con gli stessi strumenti linguistici applicati alle lingue parlate ed è stato, pertanto, necessario cambiare l’approccio dello studio in uno linguistico-cognitivo che subordina il significato al processo cognitivo che lo ha generato, “recuperando la dimensione del corpo nella costruzione della concettualizzazione e del linguaggio”.

Nel suo complesso il libro, scritto in collaborazione da quattro eminenze nel settore, è al contempo un libro di studio e un libro di divulgazione. Con uno stile puntuale, accurato e rigoroso fornisce al lettore attento tutte le informazioni necessarie per approcciarsi alla comunità segnante, sia per un completo neofita che per chi avesse già una infarinatura sull’argomento.

Vox Reading

Foto: Elisa Benni – Vox Reading

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *