Cipì di Mario Lodi e i suoi ragazzi

Recensione di Elisa Benni

Cipì è un passerotto che nasce in una covata di tre uova. Alla nascita, nel nido, “i suoi fratellini facevano: cip, cip, cip, cip, con garbo, lui invece gridava: cipì, cipì e non smetteva mai”.

I suoi genitori temevano che piangesse, invece in lui solo era fortissima la curiosità di uscire dal nido ed esplorare il mondo.

Inizia così la storia delle avventure di Cipì, forte e coraggioso, che affronta a testa alta i pericoli e le avversità che la vita gli propone.

Cipì cresce, trova una compagna, si crea con lei un nido sullo stesso tetto dei genitori, ha dei figli.

Per lui ogni giorno è un’avventura e ogni avventura porta con sé una sfida, a volte un pericolo: dal mostro baffuto che cerca di mangiarlo all’uomo che cerca di catturarlo, dai rigori dell’inverno ai morsi della fame.

Cipì è intraprendente ma si dimostra prudente e lungimirante soprattutto quando le situazioni e le relative circostanze mettono in pericolo la sua famiglia e la sua comunità.

Questa favola, nata dall’osservazione da parte degli alunni del maestro Mario Lodi della piccola scuola di Vho di Piadena, affronta con la leggerezza degli occhi dei bambini varie tematiche molto rilevanti.

Innanzitutto, Cipì è un animale selvatico e come tale regola la propria esistenza con il susseguirsi delle stagioni. La narrazione dell’inverno, che porta con sé freddo e fame, fotografa una normalità della quale l’uomo, allontanandosi dai campi, si è in parte dimenticato.

Inoltre, disegnando le dinamiche che nascono all’interno della piccola società degli uccelli del tetto ad immagine e somiglianza di quelle umane, ne fanno risaltare alcune peculiarità. Ad esempio, quando Cipì accusa un personaggio, visto dagli alti membri della comunità come un amico e un protettore, di fatti gravissimi, la prima reazione di una parte della comunità è quella di “sparare a zero” sullo stesso Cipì, reo di aver osato accusare un personaggio importante. In un primo momento la paura del cambiamento blocca il processo evolutivo della società che, per spirito di autoconservazione, istintivamente ha la tendenza a proteggere lo status quo anche quando esso è tossico per l’intera comunità.

Di contro, quando tutti gli uccelli si trovano in difficoltà perché l’unico cibo che si trova in giro è quello messo a disposizione dall’uomo al solo scopo di prendere gli uccelli in trappola e Cipì fa capire a tutti che se non si coalizzano nessuno di loro sopravviverà all’inverno, viene esaltato lo spirito comunitario, il principio secondo cui l’individuo, per quanto forte, per sopravvivere ha bisogno degli altri e che quindi la società funziona meglio se i singoli individui collaborano e solidarizzano fra di loro.

Una favola sulla vita di un uccello, quindi, educativa per bambini dai 7 anni ma che anche un adulto può trovare un solido promemoria.

Un grande classico della letteratura per ragazzi scritta negli anni 60/70 del ‘900 ma sempre attuale come i valori di amicizia, speranza e libertà che porta con sé.

Vox Reading

Foto: edizioniel.com

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