Benevolenza cosmica di Fabio Bacà

Recensione di Elisa Benni

Kurt è un giovane uomo come tanti: vive a Londra, trent’anni, bello e affascinante, sposato, dirigente in un istituto di statistica.

Il padre è un insegnante di filosofia, sempre pronto ad analizzare il mondo attraverso le lenti dei grandi filosofi, soprattutto quelli tedeschi; la madre, di origine italiana, marchigiana per la precisione, gestisce un giardino botanico vicino a casa e vive sempre un po’ sopra le righe della realtà; il fratello Eric, introverso e fragile, è rimasto tristemente coinvolto in un incidente aereo un anno dopo la laurea di Kurt.

Una storia comune, tristemente ordinaria, tutto sommato.

Se non fosse che da qualche mese Kurt è “prediletto dalla dea Fortuna” al limite dell’inverosimile.

Al lavoro ottiene aumenti, avanzamenti di carriera e bonus senza averne i meriti e tanto più di frequente quanto meno lavora. Va dal medico per un problema agli occhi e il dottore, esterrefatto, gli comunica che nonostante i suoi sintomi siano prodromi di un tumore molto grave e maligno nel 96% dei casi, lui rientra nel 4% dei casi in cui non c’è da preoccuparsi. Ogni donna su cui posa gli occhi, anche quelle evidentemente fuori dalla sua portata, gli si offrono più o meno esplicitamente su un piatto d’argento. Ogni investimento, anche quello volutamente fatto sul perdente in partenza, gli frutta fior fiori di dividendi. Non riesce nemmeno a pagare le corse in taxi perché il tassista che incontra sta effettuando la sua ultima corsa prima della pensione e vuole festeggiare.

Kurt non ne può più: essendo un professionista delle statistiche non riesce a rassegnarsi a una tale concentrazione di eventi fortunati in capo allo stesso individuo. Anzi, non riesce a rassegnarsi al fatto che ciò sia fortuito. Come se qualcuno, o qualcosa, lo stesse favorendo intenzionalmente. Ed è sulla ricerca dell’origine di questa sua fortuna che si sviluppa la storia di questo romanzo.

Fra un imprevisto e l’altro, Kurt si interroga sulla sua salute mentale, sul karma (che, etimologicamente, ha il doppio significato di azione e di conseguenza dell’azione stessa, un po’ come se il significato della parola pistola, in aggiunta a quello solito, fosse “buco frastagliato e sanguinolento nella carne di un individuo che il destino ha collocato dal lato pericoloso di un’arma da fuoco”) e sul destino (“caos imperscrutabile da cui erompono accidentali premi o punizioni, esiti a cui la condotta degli esseri viventi non sarebbe direttamente collegata”). E si pone una domanda fondamentale: e se ci fosse da qualche parte qualcuno che negli ultimi mesi sconta tutta la sfortuna che a lui è stata sistematicamente risparmiata? E, se esiste, come ristabilire l’equilibrio?

Con una punta di ironia ,paragonabile ai grandi maestri dello humor inglese quali Bennett e Wodehouse, in una prosa raffinata e arricchita dalla scelta di un vocabolario forbito, questo romanzo d’esordio del marchigiano Fabio Bacà, rarissimo esordiente edito da Adelphi, scorre astratto e surreale come in un quadro di Dalì.

Vox Reading

Foto: adelphi.it

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