Doppio Vetro di Halldora Thoroddsen

Recensione di Elisa Benni

Nelle nostre città si vedono spesso donne anziane guardare da una finestra la vita che scorre nella strada, parcheggio o piazza sottostante. La protagonista del romanzo di Halldora Thoroddsen è una di queste donne: una anziana vedova che passa gran parte della propria giornata a guardare attraverso i doppi vetri della sua finestra ciò che accade nella fredda strada residenziale del centro di Reykjavík.

Ma la protagonista del romanzo oltre ad essere anziana, vedova, madre di figli sparpagliati altrove e nonna di nipoti che non riesce a vedere abbastanza spesso è anche una donna che ha deciso che la sua vita non deve per questo essere solo una corsa sullo scivolo verso l’inevitabile inframezzata solamente dalle notizie che qualcuno che conosce è arrivato in fondo alla discesa prima di lei.

Lei ha degli amici: l’eccentrico, sarcastico e risoluto Sìmon, l’amica Fríða che cerca di far stare al passo con i tempi l’arredamento della propria casa.

Lei frequenta ancora il Circolo delle coppie, anche se l’altra parte della sua coppia, il suo Guðjón, non c’è più, e frequenta il bingo al circolo in Lindargata.

La primavera, poi, le porta uno spasimante. Si chiama Sverrir, è un ex-chirurgo, divorziato, e la corteggia senza vergogna riaccendendo dentro di lei sensazioni da tempo sopite.

Nonostante il parere contrario di tutti quelli che la circondano (i figli temono che stia per essere truffata, Sìmon teme che lui non sia alla sua altezza e Fríða teme che sia solo uno di quelli che non sa nemmeno attaccarsi un bottone da solo e quindi cerca una donna per avere, di fatto, una domestica) lei decide di dare una possibilità a questo amore tranquillo ed edificante.
Pensano di andare a vivere insieme, di fare un viaggio; si iscrivono nella lista di attesa per ottenere un alloggio in una residenza per anziani.

Il tempo però scappa via inesorabile e non tutti i piani potranno essere portati a termine.

Doppio vetro è un romanzo sulla vita, sulla discrepanza che spesso si manifesta fra l’età fisica e quella mentale. È un inno a suggere ogni singola goccia dalla caraffa dell’esistenza in barba ai preconcetti che l’opinione pubblica ha per cose come l’amore nella terza età (visto come qualcosa di innaturale, di disdicevole).

Come molti autori nordici, Halldora Thoroddsen ha uno stile semplice e asciutto, quasi freddo ad un occhio disattento. Ma tutte le emozioni emergono tra le righe a mano a mano che la storia procede, come quando si riesce a capire cosa passa per la testa di una persona: è possibile solo dopo un po’ di tempo che la si conosce e la si frequenta. Potremmo definirlo uno stile progressivo che si fa conoscere pian piano.

Vox Reading

Foto: followthebooks.com

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