La lotteria di Shirley Jackson

Recensione di Elisa Benni

Come ogni anno, il 27 giugno, è giunto il giorno della lotteria nei paesini del New England.

La gente del paese cominciò a radunarsi in piazza, tra l’ufficio postale e la banca, verso le dieci. In certe città, dato il gran numero di abitanti, la lotteria durava due giorni e bisognava iniziarla il 26 giugno; ma in questo paese, di sole trecento anime all’incirca, bastavano meno di due ore, sicché si poteva cominciare alle dieci del mattino e finire in tempo perché i paesani fossero a casa per il pranzo di mezzogiorno.

In attesa dell’inizio, la gente del paese si scambia convenevoli. C’è chi si stupisce che alcuni paesi abbiano deciso di abolire la lotteria, nonostante la superstizione voglia che solo quella garantisca la buona riuscita del raccolto.

Questo è solo il preludio a ciò che avviene durante la lotteria e che rende Shirley Jackson una delle più note autrici del gotico americano, eccelsa nel descrivere l’orrore, la crudeltà aumentata dall’indifferenza. Perché in questo racconto il bestiale è ancora più atroce perché narrato come fosse normale.

Quando il racconto uscì sul New Yorker nel 1949 (o 1948, le fonti non sono coerenti) ebbe un effetto come La guerra dei mondi di Orson Wells ossia i lettori credettero che fosse cronaca, non fantasia.

Presumibilmente perché la narrazione è asciutta e lineare come stesse semplicemente riportando gli avvenimenti di un assolato 27 giugno come tanti in un bucolico paesino del New England come tanti.

E la narrazione cruda, fredda, dell’orrore spiazza quasi più che l’orrore stesso.

Ora il nipote, Miles Hyman, già illustratore per Luis Vuitton e altri, trasporta il racconto della nonna nel mondo delle immagini ricavandone una graphic novel magistralmente eseguita e rendendo ancora più immediato l’accostamento fra orrore e normalità: normalità presente nelle ambientazioni e nelle dinamiche fra i personaggi ma orrore sempre presente sui volti, nelle varie sfumature: dalla paura al sollievo per giungere alla vera e propria crudeltà.

Un racconto per gli amanti del genere, un pugno allo stomaco ben assestato.

Vox Reading

Foto: adelphi.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *