La mia fidanzata preferita era un Bulldog francese di Legna Rodriguez Iglesias

Recensione di Elisa Benni

Un androide, un Bulldog francese bianco e nero e una donna che rappresenta un organismo alle prese con la burocrazia: questi sono solo tre dei personaggi che si incontrano tra le pagine di questo libro.

Legna Rodriguez Iglesias, nei 15 racconti di cui è composto il libro, ha attinto dalle suggestioni della sua patria natia, Cuba, senza soluzione di continuità temporale, mescolando la Cuba moderna con la Cuba passata e con l’immaginaria Cuba del prossimo futuro. E in questo brodo cubano ha messo a bollire storie verosimili o meno facendo molta attenzione a scegliere, per ogni cambio di scena, un narratore nuovo, un punto di vista, talvolta inaspettato, per conferire quella sapidità in più che può fare la differenza.

Ecco allora che gli intenti dell’autrice e la sua vita sregolata vengono svelati nell’ultimo dei 15 racconti ma dal punto di vista del suo cane, che la vita e la morte di un presidente vengono narrati dal suo fantasma e che l’assassinio di una donna viene messo in poesia dalla stessa vittima, con narrazioni in prima persona che trasportano il lettore all’interno della vicenda.

Quindici racconti diversissimi l’uno dall’altro e, al contempo, così evidentemente appartenenti ad uno stesso autore. Pur utilizzando forme narrative diverse e facendo, in tal modo, anche un po’ di sperimentazione narrativa, lo stile diretto accomuna ogni narrazione tanto da dare l’idea di essere uno scritto di getto che, anche in rilettura, non è volutamente stato “ricamato” proprio per non perdere questa originalità dettata dalla spontaneità.

Quindici racconti spiazzanti, che non hanno sempre una conclusione, come finestre che si spalancano sulla fantasia dell’autrice con una folata di vento e con un’altra si richiudono.

Vox Reading

Foto: giuntialpunto.it

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