Teresa degli oracoli di Arianna Cecconi

Recensione di Elisa Benni

Famiglia finisce per “a” perché è femmina. Questo è quello che Nonna Teresa ha insegnato alla nipote Nina per spiegarle perché nella sua famiglia non c’era nemmeno un uomo.

Certo, un uomo c’era stato, il nonno di Nina, ma dopo di lui più nessuno.

Ed è per questo che quando il dottore decreta che a Teresa ormai non mancano che poche ore, nella casa di famiglia attorno a lei si radunano solo donne: Nina, la madre Irene, la zia Flora, la cugina di Teresa Rusì e la badante peruviana Pilar.

Il fatto è che Teresa ha un segreto che ha deciso di custodire restando zitta e immobile in un letto, a fissare il vuoto, nonostante che il letto sia stato spostato in soggiorno per mantenerla al centro della vita familiare ma ha ancora quattro oracoli da regalare alla suoi cari per sciogliere i nodi che bloccano le loro esistenze anche se loro non lo sanno.

Così le sue consanguinee si ritrovano nuovamente ad abitare insieme in quella casa che le ha viste crescere e, alcune, appassire, con il grande fico che governa il giardino, immerse in un’atmosfera surreale al confine tra il magico, il soprannaturale, lo spirituale e l’onirico; quella dimora dove presente e passato si mescolano, il senso di colpa (di cui Pilar non conosce il significato perché la, fra le sue montagne del Perù, non esiste) assume molteplici e mutevoli forme e dove attendono, temendola, l’arrivo della fatal ora.

Nina, ultima nata di questo bouquet di fiori rosa e voce narrante del romanzo, si interroga su quanto la sua famiglia con la “a” abbia influenzato il suo modo di tessere le relazioni con gli uomini e cerca una risposta nel passato, in donne che sanno leggere l’anima e che posseggono doni oracolari, con radici così ferme da non potersi più allontanare da quel luogo e donne che invece non sanno stare troppo tempo nello stesso posto, qualunque esso sia.

Una saga famigliare che ha il sapore di quelle di Isabelle Allende (non solo per l’inserimento del personaggio sudamericano Pilar), fra fede e superstizioni, fra vivi e morti, ritratti di donne dall’animo antico che hanno tessuto le loro esistenze con il filo del senso di colpa.

Una scrittura intrigante, sempre dosata per lasciare trapelare solo alcuni aspetti alla volta della trama e rendere la lettura non solo piacevole ma anche indispensabile e avvincente: non è pensabile infatti rimanere con la curiosità di cosa si scoprirà nel capitolo successivo.

Vox Reading

Foto: feltrinellieditore.it

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