Il brigatista di Antonio Iovane

Recensione di Elisa Benni

Ornella Gianca è una giornalista di un’emittente locale. Col cameraman Antonio si trova a fare un servizio sul Festival Internazionale dei Poeti che, sulla spiaggia di Castelporziano, vive la sua terza e conclusiva giornata con ospiti di rilievo quali Allen Ginsberg, Evtušenko, Burroughs e John Giorno. È alla ricerca, fra i partecipanti presenti su quella spiaggia, di qualcuno da intervistare brevemente a corredo del servizio e, nel farlo, incrocia un ragazzo e una ragazza che camminano abbracciati. Alla sua domanda su quale sia la risposta che cercano dalla poesia, il ragazzo, Vladimiro, risponde: “La poesia… la poesia non dà risposte. La poesia domanda. Questo è il momento delle domande e quindi è il momento della poesia”.

Ornella e Antonio si allontanano soddisfatti, finalmente qualcuno ha risposto in maniera intelligente. Pochi istanti e lo scenario della spiaggia cambia radicalmente: un gruppo di Carabinieri tiene sotto il tiro delle proprie pistole la coppia intimandogli di arrendersi e appellandoli con nomi diversi da quelli che poco prima avevano detto a Ornella. Il ragazzo, invece di tenere le mani in alto, urla di voler estrarre dalla tasca un documento di identità per smentire le accuse ma, ostinandosi a cercare di farlo indipendentemente dagli avvertimenti dei carabinieri, si becca una pallottola. Antonio corre veloce e riprende la scena anche se ancora non sa esattamente di che cosa si tratti. Si rivelerà essere l’arresto di due membri di spicco delle Brigate Rosse, armati e pericolosi.

Naturalmente il servizio che ne deriva esce dal perimetro della piccola Telegiove e fa il giro delle più grandi testate italiane. L’arresto di Vladimiro e Clizia, alias Jacopo Varega e Irene Lotti, è una vittoria importante delle operazioni contro il gruppo di lotta armata che ha sequestrato e poi ucciso Aldo Moro.

Ma Varega, ricoverato in ospedale per la ferita riportata invece che rinchiuso in carcere, riesce a scappare. Nella notte Ornella riceve una telefonata: è il brigatista in persona. Vuole concederle una intervista esclusiva, vuole poter raccontare la sua storia. Ornella lo raggiunge, non scevra di dubbi, nel nascondiglio che le ha segnalato, con una telecamera in prestito, un cavalletto e tante domande.

Jacopo Varega davanti alla telecamera si confessa, racconta la sua mutazione da operaio di fabbrica clandestino partecipante attivo nella lotta armata contro il loro personale demone: lo Stato. Nel dipanarsi della matassa della sua storia, si incontrano tante facce e tanti luoghi che hanno segnato la storia dell’Italia degli anni Settanta.

Il libro segue la narrazione di Varega e, intrecciate alla sua, varie altre storie come ad esempio quella di Salvatore, che vuole fare il carabiniere, e quella del giornalista Paolo Galbiati che intuisce agli albori della lotta la pericolosità delle BR.

Insieme a loro, nel racconto si possono incontrare da Indro Montanelli al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, in un intreccio ben orchestrato fra personaggi reali e personaggi di finzione.

Con uno stile accurato ma non pedante, colloquiale ma allo stesso tempo non povero, Antonio Iovane riesce a rendere facilmente fruibile anche le parti in cui viene fatto uso del dialetto che normalmente risulta un po’ più ostico per chi non è “madrelingua”.

Un libro che può essere letto come un semplice romanzo ma che risulta molto istruttivo per conoscere un contesto, quello dei cosiddetti “Anni di Piombo”, e degli avvenimenti che forse non fanno ancora parte dei programmi scolastici ma che sono invece fondamentali per la storia d’Italia.

Vox Reading

Foto: minimumfax.it

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