Il libro dei ricordi perduti, di Louise Walters

Recensione di Elisa Benni

Roberta lavora, da undici anni, nella libreria Old and New di proprietà di Philip Old. Una libreria dal sapore antico per veri appassionati. Roberta ama i libri e ama sia le storie che i libri raccontano, che quelle che hanno vissuto. In particolar modo adora ritrovare, tra le pagine dei libri usati, piccoli pezzi della storia dei proprietari precedenti: un fiore essiccato, una cartolina, qualche lettera.

Roberta conserva meticolosamente questi piccoli souvenir estrapolandoli dai libri che li contenevano prima che i libri stessi finiscano sugli scaffali pronti per la vendita.

Un giorno il padre, John, le porta in libreria una valigia proveniente dalla casa di sua madre, che già da anni è in casa di riposo, colma di libri.

Roberta procede come suo solito a esaminare e prezzare i libri donati dal padre e, dentro all’edizione del 1910 di I progressi del bambino. Dalla valle della distruzione alla gloria eterna, trova una lettera che scardina il suo mondo.

Apparentemente è una lettera da suo nonno a sua nonna, ma risaltano varie incongruenze come ad esempio il fatto che la data che porta è successiva alla data in cui lei credeva che suo nonno fosse morto nel corso della seconda guerra mondiale. E non è nemmeno la cosa che lascia più spazio a dubbi e congetture. Perché suo nonno sta dicendo addio a sua nonna parlando del fatto che avrebbe voluto sposarla e di un “bambino”… e “sua madre”?

Mille interrogativi nascono nella mente di Roberta che, però, non riesce a parlarne né con suo padre, per paura di turbarlo nelle sue precarie condizioni di salute, né con sua nonna, che ha 110 anni con tutte le fragilità che ne conseguono.

Da questa premessa si diramano due storie: da una parte quella nel presente in cui Roberta affronta la sua vita di tutti i giorni continuando a elucubrare sulla lettera del nonno barcamenandosi fra la malattia del padre, ormai terminale, la nonna, una relazione con l’uomo sbagliato (e sposato) e un amore troppo a lungo relegato nel subconscio e dall’altra quella nel passato, tra 1940 e 1941, di sua nonna Dorothea, di suo marito Albert Sinclair partito per il fronte, di suo figlio Sidney e del maggiore dello squadrone polacco in forza presso l’aviazione di sua maestà, Jan.

Storie con vari parallelismi, nonostante si svolgano in società dal sentire comune molto diverso.

Una saga famigliare dove le due storie viaggiano su due convogli che corrono su due binari paralleli per arrivare contemporaneamente nella stessa stazione di arrivo. A bordo ognuna del proprio convoglio, due figure femminili, Roberta e Dorothea, forti e indipendenti ma entrambe soggiogate dalla paura: l’una dalla paura dell’abbandono che non le consente di assecondare i propri desideri più profondi, l’altra dalla paura che il suo segreto, il segreto di una vita, possa alfine venire scoperto e lei debba pagarne le conseguenze.

Un libro che, come appunto i convogli ferroviari, parte lentamente ed accelera via via fino agli atti finali incalzando il lettore alla lettura. Con uno stile pulito e semplice, Louise Walters riesce a non creare confusione tra le due linee temporali interconnesse e a non perdere l’attenzione del lettore né nell’una né nell’altra.

Due romanzi in uno, entrambi affascinanti e coinvolgenti.

Vox Reading

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