Sesso, droga e lavorare di Lo Stato Sociale

Recensione di Elisa Benni

Dai primi capitoli, questo libro sembrerebbe solo la narrazione banale di una storia banale, di una vita banale.

La realtà non potrebbe essere più diversa: la vita di Arturo, per gli amici Artù, un normale ragazzo bolognese, è piena di molte cose in cui ciascuno può riconoscersi ma estremizzate, quasi stereotipate, il tutto inserito in un futuro prossimo distopico, ma forse non poi così tanto.

All’inizio del libro, Arturo è un adolescente iscritto all’Istituto Tecnico che cerca di fare solo ed esclusivamente il minimo indispensabile per passare l’anno, un uno a zero palla al centro al 94° minuto quando l’arbitro ha già il fischietto tra le labbra.

Tutto il tempo che ruba allo studio lo dedica a divertirsi: alcol, droghe e donne. Non si fa mancare nulla.

Quando finalmente si diploma, non avendo inizialmente la minima intenzione di proseguire gli studi, si cerca un lavoretto che possa garantirgli la piccola entrata mensile sufficiente a concedersi i propri vizi senza doversi arrabattare più di tanto per ottenerla.

Così, in una narrazione che si dipana in un lasso di tempo che va dal recente passato (anni 2010) al futuro, Arturo entra in contatto con quella che nasce come un’agenzia per il lavoro interinale (prima LavoriAmo, poi OmniWork) ma che sia lui che il mondo intero scopriranno avere una caratteristica diversa da tutte le agenzie del passato: le fila dell’agenzia sono infatti tirate da un’intelligenza artificiale che si è data come obbiettivo la piena occupazione globale.

Gaia, l’intelligenza artificiale in questione, combina le persone con le opportunità di lavoro dando la priorità alla continuità del lavoro a discapito della continuità del compito: il suo obbiettivo si potrebbe giudicare realizzato anche se ogni persona cambiasse lavoro ogni giorno, a patto che non rimanga un solo giorno senza lavoro, indipendentemente da quale esso sia.

Arturo si trova quindi a vivere in bilico fra due mondi: la realtà dove le priorità sono gli affetti, l’istruzione, la famiglia e il mondo di OmniWork dove ciò che conta è solamente il Lavoro, qualunque lavoro.

Una storia semplice ma terribilmente verosimile. Sebbene il personaggio di Arturo sia la summa teologica dei difetti che un adulto maschio che non cresce o matura mai potrebbe avere, lungo la narrazione si tende a tifare per lui e ad accompagnalo fino a un epilogo intrigante. Attorno ad Arturo poi si sviluppano una serie di personaggi secondari, anche loro tendenti alla stereotipizzazione: da Chiara, bella e brava, amica sin dall’infanzia a Benedetta, cotta adolescenziale, gelida e castrante nel suo fare carriera; dal padre assente e anaffettivo, alla madre solare, brava in tutto ed emanante affetto da ogni gesto.

Un libro ironico, sagace, intelligente come Lo Stato Sociale ha dimostrato di essere anche nella sua produzione musicale.

Vox Reading

Foto: ilsaggiatore.com

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