Io e Clarissa Dalloway di Francesco Pacifico

Recensione di Elisa Benni

Francesco Pacifico prende spunto dai personaggi di Peter Walsh de La signora Dalloway di Virginia Woolf e Julien Sorel de Il rosso e il nero di Stendhal per esaminare la figura dell’uomo “sensibile” che, educato sostanzialmente al diritto di supremazia maschile sulla donna, vive il corteggiamento come una sfida personale in cui poco o nulla conta la donna da conquistare.

Ne La Signora Dalloway, però, Virginia Woolf utilizza i personaggi di Peter e Clarissa per evidenziare come una donna debba essere ascoltata, debba essere posta al centro del corteggiamento, in una nuova “educazione sentimentale” verso quei giovani, fra cui lo stesso autore, come lui stesso ammette, prima che sposasse una femminista, che nel gergo urbano odierno vengono definiti “soft boy”: uomini che, nascondendosi dietro la loro presunta sensibilità, puntano unicamente a controllare la donna (con stratagemmi psicologici volti all’umiliazione e allo scardinamento dell’autostima) per poi, ottenuto il risultato, disfarsene per passare alla donna successiva.

Clarissa è una donna davanti alla quale un personaggio come Julien non passerebbe per sensibile, ma per il maschio porco sciovinista che è”

Francesco Pacifico esalta il libro di Virginia Woolf liberandolo dalla patina di libro “da donna” nel quale una lettura superficiale potrebbe ingabbiarlo e sottolineandone l’accuratezza nella scelta delle parole utilizzate e l’originalità, se non la genialità, dell’ordine in cui le stesse sono state scritte.

Durante tutta la narrazione, che affianca analisi testuali a riflessioni di più ampio respiro, vengono portati innumerevoli esempi di questi mirabili costrutti che rendono il romanzo, a fronte di una lettura accurata, oltre che una pietra miliare della letteratura, anche una vera e propria scuola per uomini.

La Signora Dalloway parla di tre amori perché non ha alcun riguardo per quell’idea di amore romantico – due si trovano e come per magia bastano a se stessi – che invece abbiamo quasi tutti ancora ben fissata nel cervello grazie al fatto che sia Hollywood che il cristianesimo postvittoriano ne hanno fatto uno dei prodotti di punta della loro economia.”

Un esempio di quanto un libro possa essere diverso a seconda di chi, di come e di quando lo si legge.

Un libro che va letto attentamente così come lo stesso autore definisce il libro di Virginia Woolf poiché sono testi che non scorrono lineari se per libro che scorre bene si intende un “libro che non mi richiede di eseguire con fatica lo spartito, un libro che si suona come quella vecchia melodia della pubblicità della pasta (do re mi fa sol la sol)

Una disamina autoriale sulla grande letteratura e, da questa, sulla propria vita inserito nel progetto “PassaParola” edito da Marsilio: “da una lettura a una vita: gli scrittori italiani raccontano del mondo e di sé partendo da un libro. Questa è PassaParola.”

Vox Reading

Foto: amazon.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *