La passeggiata dell’ubriaco di Leonard Mlodinow

Recensione di Matteo Scannavini

L’esistenza non è un prodotto deterministico. I nostri vissuti, successi e fallimenti, sono generati da un intreccio di talento, perseveranza e da una molteplicità di fattori imprevedibili e incontrollabili. Un percorso ben esemplificato dal moto browniano di una molecola in fluido, spostata dai continui urti casuali con altre particelle, o, più pittorescamente, dalla passeggiata di un ubriaco. Leonard Mlodinow, fisico laureato a Berkley e professore alla Caltech, coautore di Stephen Hawking ne La grande storia del tempo, ci dimostra tra teoria matematica, esperimenti sociali ed episodi storici come la casualità domini la causalità più di quanto siamo portati a pensare.

La passeggiata dell’ubriaco: le leggi scientifiche del caso (edizione italiana Rizzoli, 2009) è un saggio che coniuga il raro equilibrio tra divulgazione e qualità scientifica. Attraverso un linguaggio brioso e accessibile, Mlodinow illustra le basi dei meccanismi della casualità, vivacizzando la narrazione con un ricco campionario di esempi, da situazioni di tipo didattiche a casi concreti di esperienza quotidiana. Una lettura istruttiva e resa ancor più godibile dallo storytelling sulle vite dei vari Cardano, Pascal, Bernoulli Bayes e LaPlace, che alleggerisce le parti tecniche sulla teoria della probabilità snocciolando le vicende umane dei suoi edificatori.

Sul lato accademico, il saggio non aggiunge probabilmente molto al lettore fornito di una discreta preparazione in statistica, se non una serie di esempi e aneddoti suggestivi. La passeggiata dell’ubriaco si rivolge infatti a un pubblico più ampio, che l’autore riesce abilmente a convincere e coinvolgere, forse anche grazie all’esperienza come sceneggiatore per serie tv quali Star Trek e MacGyver. L’obiettivo, chiaro fin dalla prefazione, è in realtà ben più arduo del rendere la probabilità accessibile ai non iniziati: attraverso una prima comprensione delle leggi del caso, Mlodinow mira ad affinare la capacità di scelta del lettore, mostrando i numerosi errori delle valutazioni che sottovalutano o mal calcolano il ruolo della fortuna.

Non solo i tavoli del gioco d’azzardo, ma anche i processi giudiziari, le analisi mediche, i quiz televisivi, i risultati sportivi, imprenditoriali e di borsa diventano talvolta teatro di scorrette interpretazioni della teoria della probabilità, con conseguenze che vanno dal piccolo sbaglio al disastro. Anche se in buona fede, la nostra capacità di giudizio è meno limpida e performante di quanto siamo abituati a credere, sia che si affidi all’analisi razionale, sia quando segue l’istinto.

Ad offuscarla sono non di rado le illusioni di schemi ricorrenti e di regolarità, le aspettative e i pregiudizi da soddisfare, la ricerca di cause necessarie agli eventi. Quest’ultima famiglia di errori coinvolge soprattutto le valutazioni a posteriori, che compiamo per ricostruire le trame “fatali” di significativi eventi storici o individuali, meravigliandoci spesso di essere stati ciechi davanti a certi segnali. Ma spesso, ad essere ingannate sono anche le nostre percezioni e scelte nel presente.

La guida di Mlodinow lungo un “giro turistico nell’universo del caos” sottopone all’ampio metro della statistica il significato eccessivo che attribuiamo agli esiti. Non si tratta, come sottolinea a più riprese l’autore, di svalutare le abilità dell’individuo quanto di comprendere che i risultati che ottiene dipendono in larga misura da circostanze casuali, ed è pertanto sbagliato usarli come parametro unico e prioritario di giudizio. In altre parole, Bill Gates e Bruce Willis sono professionisti di indiscutibile abilità, ma la storia della loro ascesa testimonia una notevole presenza di elementi casuali; non sono quindi necessariamente soggetti dai poteri semi-divini rispetto a tanti pari talento rimasti ignoti, anche se giudicarli tali è una comoda e comune scorciatoia di valutazione. Uno sguardo che si ferma ai soli risultati, soprattutto se relativi ad un campione ristretto e quindi non statisticamente significativo, compromette il giudizio, portando a progressive agiografie dei vincenti e condanne dei perdenti.

La lezione de La passeggiata dell’ubriaco non deve essere intesa come una persuasione ad abbandonarsi al caso, quanto un invito ad agire più consapevolmente davanti all’incertezza. A voler trarre una morale costruttiva, si potrebbe anzi dire che Mlodinow sprona alla azione insistita per ottenere i propri obiettivi. Harry Potter non sarebbe il capolavoro che ha affascinato intere generazioni se J. K. Rowling si fosse fermata al rifiuto dei primi nove editori; mentre J. K. Toole avrebbe goduto del dovuto successo in vita se non si fosse suicidato prima che Una banda di idioti vedesse accettata la pubblicazione.

Ubriacati dal caso, possiamo comunque trovare la nostra strada, basta sapere di aver bevuto.

Vox Reading

Foto: Vox Reading – Matteo Scannavini

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