Pyongyang Blues di Carla Vitantonio

Recensione di Chiara Di Tommaso

Pyongyang Blues è un romanzo autobiografico, pubblicato nel 2019 da Add editori, opera della scrittrice molisana Carla Vitantonio, che trascina con sé il lettore in una delle esperienze più forti, intense e fuori dall’ordinario della sua vita.

L’autrice, che è anche attivista, cooperante ed attrice, racconta con una voce fresca e nuova, i quattro anni che ha vissuto nella capitale della Corea del Nord, tra il 2012 e il 2016, dal momento in cui, un po’ per scelta e un po’ per caso, è atterrata all’aeroporto di Pyongyang all’età di 31 anni.

La narrazione è scandita da capitoli che riprendono i nomi delle fasi del gioco del Monopoli, seguendo un originale parallelismo tra la casualità dei lanci di dadi e la casualità degli incontri e avvenimenti della sua vita, che sembra definita anch’essa da regole aleatorie. Sono molti i piani che si intrecciano: c’è la cronaca del tempo presente, dell’assurda quotidianità che la scrittrice trova in un paese che sorge fuori dal mondo, le nuove abitudini, le nuove tante (troppe) regole, gli incontri, la sua esperienza concreta, prima come insegnante di italiano, poi come cooperante, presso un ONG, che darà il via a una nuova fase della sua vita, che continuerà anche dopo la Corea. C’è il tempo passato, i ricordi d’infanzia e adolescenza della Vitantonio che riemergono e si mescolano con ciò che sta vivendo, sino a fondersi con il racconto.

L’autrice scherza col passato e col presente, ed è proprio l’ironia a trainare la storia. Pyongyang è soprannominata Rimini Nord, un po’ per paura nei messaggi e nelle mail che manda a casa, un po’ per scherzo, così che quel luogo diventa Rimini anche per lei. Così i luoghi e i nomi della sua vita, da cui di fatto la scrittrice è scappata, si confondono con i nomi e i luoghi della sua avventura fuori dal tempo.

C’è poi il piano della Storia, la storia contemporanea di un paese, la storia politica di una dittatura, la storia sociale di un popolo che vive in una realtà propria senza rapporti né contatti con l’esterno, la storia di una cultura, radicata, profonda, complessa, una storia di cui si sa e si capisce così poco. Senza tentennamenti Carla Vitantonio prende per mano il lettore e lo guida con sicurezza per le strade della città in cui ha imparato ad orientarsi, lo accompagna nelle salite più difficili, negli angoli più bui: spiega tutto con pazienza, consapevole che alcune contraddizioni, alcune dinamiche, alcuni dubbi non possono essere capiti, consapevole che prima di leggere il suo libro, il lettore ne sa poco o niente. Esprime e trasmette appieno tutta la paura, l’odio e il fascino che si può provare verso un mondo come quello, un mondo a sé, un mondo con così poche libertà.

Dalla sua posizione privilegiata (non sono molti gli stranieri che vengono ammessi nel paese) racconta ogni dettaglio, il cibo, i vestiti, i palazzi, le abitudini, i mercati, le manifestazioni politiche, i missili, la scuola e i ragazzi, le canzoni. Racconta il razionamento dell’elettricità e dell’acqua, le giornate di lavoro obbligatorie, il sistema dell’assegnazione delle case, il tracciamento delle telefonate, la quasi assenza di internet. Racconta gli inverni gelidi, il profumo degli alberi in fiore, le strade buie quando tramonta il sole e la torre Juche, il monumento della patria sempre illuminato come un faro nella notte, che veglia sulla capitale. Racconta il trattamento degli stranieri, la vita nel villaggio internazionale, dove abitano solo i non coreani, i controlli, le ridotte libertà, i luoghi che si possono e non si possono frequentare. Racconta amicizie, amori, legami che si formano e si spezzano ogni volta che qualcuno riparte e torna a casa. Non si sta tanto, di solito, a Rimini Nord, sicuramente non si sta per sempre.

Pyongyang Blues un romanzo che si legge d’un fiato, dal ritmo incalzante e coinvolgente, che stimola la curiosità e la voglia di andare avanti per saperne di più. Carla Vitantonio, mentre racconta il suo rapporto complicato con la Corea del Nord, racconta il suo rapporto complicato con la vita, con l’età, con le scelte e con il futuro. Mentre racconta la sua storia, la sua esperienza, racconta un mondo, un popolo, un regime. Narra ciò che non viene mai raccontato, spiega con intelligenza, sensibilità e passione ciò che non ci è mai stato detto della Corea del Nord.

Vox Reading

Foto: addeditore.it

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