A una certa ora di un dato giorno di Mariantonia Avati

Recensione di Chiara Di Tommaso

A una certa ora di un dato giorno, pubblicato a marzo 2020 dalla casa editrice La Nave di Teseo,
è il nuovo romanzo di Mariantonia Avati,autrice bolognese, che ha studiato psicologia e storia medievale, ha lavorato come regista, sceneggiatrice e produttrice, ed ha esordito come scrittrice due anni fa con il Romanzo Il silenzio del Sabato.

In questo suo secondo libro, racconta in prima persona la travolgente storia di Emma, donna di mezza età, affascinante ed intelligente, che affronta da sola uno dei dolori e delle sfide più grandi della vita: la fine tragica di una storia d’amore intensa, che si è trasformata in rapporto fatto di violenza, sofferenza e malattia. Luca, il suo Luca, conosciuto sul posto di lavoro e con cui ha vissuto anni felici ed ha avuto un figlio, diventa quasi d’improvviso un’altra persona. La voce di Emma, sempre calma e misurata, accompagna il lettore nel suo animo profondo e raccontando il suo presente terribile e il suo passato fatto di solitudine e delusioni, mette nero su bianco sé stessa con una sincerità e una sensibilità disarmanti. La storia di Emma trasuda verità. È la storia di una violenza che nasce e si sviluppa tacita, subdola, in una relazione che potrebbe essere quella di chiunque. Ciò che ferisce e crea turbamento in chi legge è che in questa storia il male nasce dal bene, e non si riesce mai nettamente a distinguere da esso. Il male nasce dall’amore, un amore puro e bello, un amore giovane e dolce, che si rivela invece essere col tempo malsano, malato, dannoso. Emma, in quelle che sembrano pagine di un intimissimo diario, racconta la sua infanzia segnata da un padre assente, traditore e scomparso prematuramente, da una madre silenziosa e sofferente, che non reagisce e rimane passivamente attaccata ad un marito che mette qualsiasi cosa prima di loro. Ai ricordi di bambina si alterna lo strazio dell’oggi, fatto di sedute da un’analista, dell’insonnia incurabile di Luca e della sua metamorfosi, delle parole taglienti come coltelli che è in grado di lanciarle, dell’odio profondo e folle che ha coltivato verso di lei e verso il loro matrimonio, della paura che Emma prova quando lui si avvicina alle sue spalle, del figlio adolescente che lei cerca di salvare da tutto questo. Ma ciò che più confonde i confini tra il giusto e lo sbagliato, ciò che più confonde il lettore incerto su chi è il cattivo della favola che favola non è, sono i ricordi di quando Luca e Emma si sono conosciuti, si sono innamorati e amati. Ricordi scritti in corsivo, come se fossero trovati in alcune lettere, scritti in terza persona, come se non appartenessero più a lei, come se non fossero più loro. Ricordi dolcissimi, semplici, che raccontano un rapporto sano fondato sulla complicità e il rispetto reciproco, sulla tenerezza e sul dirsi tutto. Ricordi che spiegano l’incontro di due anime fragili e che hanno sofferto, ma che sembrano trovarsi, completarsi e curarsi le ferite a vicenda. Ricordi che vengono spazzati via dalla brutalità di Luca, dalla sottomissione di Emma, dall’inquietante meccanismo di dipendenza reciproca di cui entrambi diventano vittime. Ma sono proprio questi ricordi che fanno sì che nonostante tutto, Emma non voglia lasciare perdere un uomo che la ferisce e la umilia costantemente. Con una forza sovrannaturale resiste e subisce, perché riesce ancora a vedere negli occhi dell’uomo che ha accanto e che dice di disprezzarla, quello stesso uomo che le diceva di amarla. Ma a tutto c’è un limite.

Mariantonia Avati entra con passo cauto e rispettoso in uno dei temi più drammatici della nostra società, raccontando la degenerazione di un rapporto, dando voce, in realtà, a tantissime altre donne e uomini vittime di un fenomeno complesso, gravissimo, estremamente difficile da comprendere in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni della dipendenza emotiva e sentimentale dal patner. Non cade mai nella banalità di dare risposte facili e scontate, ed è proprio grazie alla profondità dei personaggi di Emma e Luca e della loro storia che riesce a sorprendere il lettore e a fargli cambiare più volte prospettiva. Con la sua scrittura brillante e coinvolgente, che fa restare attaccati alle pagine, ricorda a tutti che non sempre ci sono campanelli d’allarme, non sempre ci sono vie di fuga, quasi mai si può prevedere un tale dolore. Racconta, con un approccio quasi psichiatrico, la complessità dell’animo umano, la fragilità che diventa violenza, la solitudine che diventa odio, la compassione che diventa sottomissione, l’amore che diventa altro.

Vox Reading

Foto: lanavediteseo.eu

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