Il morso della vipera di Alice Basso

Recensione di Elisa Benni

Torino, 1935. Anita e Clara sono due giovani donne diplomate in dattilografia. Le analogie fra le due però si fermano a questo. Per il resto non potrebbero essere più diverse. Clara è piccolina, bruttina, e fa dell’intelligenza e dell’etica lavorativa i suoi punti di forza. Lavora come dattilografa presso una compagnia assicurativa per contribuire alle spese della sua famiglia e sogna di incontrare un giorno un brav’ uomo che vada oltre le apparenze e si interessi a lei per la sua mente. Ma non è certo il matrimonio la sua massima aspirazione.

Anita invece è alta e bella, di quella bellezza sinuosa e provocante che attira lo sguardo degli uomini. Per merito (o per colpa) della sua bellezza non ha bisogno di altro per raggiungere l’obiettivo che, fin da bambina, i suoi genitori le hanno posto come unico e imprescindibile: sposare un uomo che le garantisca una vita agiata (e la garantisca, di riflesso, all’intero suo nucleo famigliare) e che le consenta di mettere al mondo una progenie prestante ed attraente a maggior gloria sua e del regime.

Anita gioca con questa sua bellezza. Perché lei è bella, e lo sa, e sa cosa può ottenere se finge di essere l’oca giuliva che tutti si aspettano che sia una ragazza con il suo aspetto.

Anita, però, non solo non è un’oca giuliva: è furba e intelligente, ha opinioni proprie e ben determinate sulla società e la politica e coltiva queste sue qualità insieme alle uniche due persone che si sono sempre accorte di queste sue prerogative: la sopracitata Clara e la loro ex professoressa Candida, che insegna per diletto (essendo di origini più che benestanti) e fuma, seguendo le opinioni di Anita, per professione. A casa di Candida, Clara e Anita trovano riviste, libri e giornali per loro diletto e per loro cultura personale.

La vita di Anita sembra essere sul punto di prendere la giusta (genitorialmente e socialmente approvata) china quando Corrado, bello e atletico figlio di una benestante famiglia di commercianti, le chiede di sposarlo e di cominciare con lui a costruire il loro futuro fatto di lavoro (per lui) e di accudimento della casa e dei loro futuri e perfetti sei pargoli (per lei) ma Anita, nel momento della proposta, si blocca. Non sentendosi pronta per il grande passo (e non avendo nessuna intenzione di partorire 6 (sei!!!) figli) e volendo pertanto prendere tempo, si inventa che per essere una buona moglie sia necessario che lei si trovi un lavoro almeno per sei mesi e, dato che il regime non consente a una donna sposata di lavorare se non all’interno di imprese di famiglia, che fino ad allora non potranno sposarsi.

Il lavoro porta però con sé nuovi interessi e nuove prospettive, oltre a nuove conoscenze, e fa scoprire ad Anita tutto un mondo nuovo dove esistono misteri (veri o inventati) a cui dare una spiegazione e ai quali lei si appassiona in un’istante. Fino a che un mistero proveniente dal passato irrompe nel suo presente smuovendo la sua curiosità e il suo senso di giustizia.

Alice Basso esordisce con questo nuovo personaggio senza scivolare in tentativi di emulazione dei suoi personaggi precedenti (salvo che di una dattilografa ha già narrato in Signorina Bertero, dattilografa) e lo fa con freschezza e sagacia, puntando come nella sua passata produzione su storie non troppo complicate rese ricche e affascinanti da personaggi (sia quelli principali che quelli secondari) ben caratterizzati e dalle molteplici sfumature e peculiarità.

Vox Reading

Foto:garzanti.it

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