Che dispiacere di Paolo Nori

Recensione di Elisa Benni

Bernardo Barigazzi, parmense trapiantato a Bologna, è un noto scrittore che da vent’anni pubblica romanzi di successo. Negli ultimi tempi, però, qualcosa è cambiato. Innanzitutto, è morta da qualche mese “sua moglie, che si chiamava Francesca, ma che lui chiamava Togliatti, per il suo carattere un po’ duro, e per la convinzione, che lei aveva, di essere la migliore”.

Inoltre “erano sei mesi che aveva pubblicato il suo ultimo libro, e nel frattempo non ne aveva scritto un altro, gli sembrava di essere un imbroglione, uno che fa finta, di essere uno scrittore, ma in realtà non è niente”.

Da un anno e mezzo Barigazzi ha, però, intrapreso una nuova carriera anche se sotto pseudonimo per mantenerla segreta: sotto il nome di Ivan Piri scrive e dirige un giornale sportivo che non ha una prefissata periodicità di pubblicazione.

Infatti, Che dispiacere (questo è il titolo del giornale) esce solamente il giorno dopo che la Juventus ha perso una partita o, pur vincendo, è stata eliminata da una competizione.

La poca frequenza di queste evenienze ha fatto sì che le uscite di Che dispiacere nel primo anno dalla sua creazione fossero solamente sei (“Barcellona-Juventus 3 a 0, il 12 settembre, Juventus-Lazio 1 a 2, il 14 ottobre, Sampdoria-Juventus 3 a 2, il 19 novembre, Juventus-Real Madrid 0 a 3, il 3 aprile, e Real Madrid-Juventus 1 a 3, l’11 aprile), e erano andati tutti bene, a parte l’ultimo, che era andato benissimo.

Essere Ivan Piri è una delle poche cose che ha un senso per lui dalla morte di Togliatti. Oltre a Che dispiacere le uniche cose importanti per lui sono prendersi cura della figlia, soprannominata Daguntaj, e una strana relazione con la barista del Bar Bulgarelli, Stefania: relazione tutta ancora da definire.

Nella vita di Barigazzi, per il resto, non ci sono tante altre persone: c’è Mancino, un giornalista e scrittore che vorrebbe, anche grazie alla frequentazione di Barigazzi, diventare famoso ed assurgere ai privilegi della notorietà, privilegi che preventivamente si arroga pur non essendo ancora nella posizione di richiederli; c’è quello scocciatore del vicino del piano di sopra, Lamborghini, che è sempre in cerca di quell’attenzione che in casa la moglie, perennemente arrabbiata con lui, non gli concede per punizione; c’è il vice ispettore De Crescenzo, lettore appassionato dei romanzi di Barigazzi.

Nella sonnolenta quotidianità della Bologna in cui questi personaggi vivono avviene uno sconvolgimento: due ragazzi intenti a ricercare un po’ di privacy e, per questo, appartatisi sulle scalinate del campo da rugby in una sera qualunque in cui il campo non viene utilizzato, scoprono il cadavere di un giovane, morto ammazzato. E l’indagine viene assegnata al commissariato di competenza, quello in cui lavora il Vice Ispettore De Crescenzo.

Paolo Nori regala in queste pagine un romanzo che non è un propriamente un giallo; è come se avesse Nori creato un genere tutto suo; un libro che si dipana come se fosse un amico a raccontare una storia a voce, con le ripetizioni, gli incisi e la colloquialità tipici del parlato. Un romanzo che si legge in un sol sorso, dissetante come una macedonia di frutta fresca in estate.

Vox Reading

Foto: amazon.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *